“Una ballata del mare salato” di Hugo Pratt***

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“Una ballata del mare salato” di Hugo Pratt***

Su certe cose sono ignorante e spesso cerco di rimanere tale, soprattutto quando si tratta di scegliere se lenire la mia ignoranza con qualche boccone o non lenirla affatto.
Vi faccio un esempio.
Ero ignorante su Dylan Dog.
Non avevo mai letto un fumetto di Dylan Dog. 
Avevo letto Sclavi, anzi, adorato lo Sclavi scrittore, ma di prendere in mano un albo di Dylan, no, non lo volevo fare. 
Perché? Direte voi. Perché non si fa, non si deve dare poca importanza alle cose che ne meritano. Non si può liquidare certe cose con un boccone, così, tanto per conoscerle.
E infatti, poi, l’occasione magari capita. Ed è capitata quando avevo a disposizione una raccolta molto cospicua, in biblio, a partire dal numero uno, dei Dylan. Ecco, ho cominciato e ne ho letto un paio di centinaia, e quindi, ora almeno, anche se in ritardo, posso dire di conoscere lo Sclavi dilangoghiano.
Bene. 
Con Corto Maltese, di Pratt, più o meno la situazione è la stessa. A parte aver visto qualche disegno, qualche tavola priva della storia intorno, io non ne so niente. 
Ecco però che, anni fa, per non mi ricordo quale lettura, correzione, editazione, credo Maria Luisa, me lo regalò, dopo la mia scoperta che questo libro, che mi sembra unico, era un libro PSF. 
Insomma… tutto questo per dire che a volte ti arrivano sugli scaffali libri strani, che non sono poi granché conosciuti, e che – giustamente – puoi sembrare figo, ad averli letti.
Che dire, di questa ballata.
Se non la volete leggere, vi dico subito che la prima puntata di una serie di film di animazione della rai in collaborazione ai francesi è stata dedicata proprio a questa avventura. La trovate sul tubo, dura un’ora e venti, ed è bella, piacevole da guardare, e rispetta decisamente bene la storia, con solo qualche piccola modifica nella sceneggiatura della storia, direi più che accettabile (si usa come voce narrante esterna expost quella di Pandora, dando già buone indicazioni sulla fine positiva della loro avventura)
Se invece la volete leggere, è una bella trasposizione narrativa delle tavole che trovate a fine libro, molto belle, acquerelli, dello stesso Pratt. Storie di pirati, dunque, dove trovate Rasputin e Corto, ma anche Cranio, trovate il Monaco, trovate sullo sfondo la Seconda Guerra Mondiale. Il telaio, anzi, quello su cui sono cuciti i fili dell’avventura, è proprio quello della guerra, dei nazisti, delle navi tedesche e dei loro sommergibili. Del carbone che si vende a peso d’oro. 
Ci sono morti, c’è una bellissima e profumata e colorata parte iniziale che spiega come mai Corto sia così fortunato, tanto da trovarlo, a inizio avventura, ripescato in mezzo al Pacifico mentre era stato crocifisso a due tavole di legno e logica vorrebbe che fosse morto (annegato o cotto o mangiato dai pesci o tutte e tre le cose).
Ma Corto è un figo.
Credo sia il merito maggiore della storia: farti innamorare un po’ di lui, e sperare di avere un po’ di Corto Maltese dentro, perché ha quella cosa che si chiama fascino. Poi okay, lui è quello buono, ma non quello fesso. Magari ti accorgi che non ammazza a gratis, ma nemmeno è uno di quelli che non ammazza. Insomma… Corto Maltese emerge. Però non mi sento di dire che sia il protagonista. Ci sono divagazioni sul Monaco, su Rasputin, soprattutto su Cranio, e anche Ken e Pandora, i cuginetti inglesi ricchi che sono oggetto di contesa e riscatto, ecco, alla fine anche loro diventano protagonisti secondari della storia.
La storia? Intrighi, pirati, navi, indigeni, morti e soprattutto tanto, tantissimo mare. L’oceano. I colori soprattutto. Poi la tecnica di Pratt, narrativa, intendo, non è perfetta. Qualche ingenuità, soprattutto nella parte centrale del libro, la notate. Qualcosa che “si poteva scrivere meglio”, diciamo, ma è come se chi scrivesse si sia fatto prendere dall’urgenza dell’avventura, dal voler raccontare e raccontarci in fretta quello che succede. Comunque, tirando le somme, è un libro piacevole. Ti fa pensare a Salgari, inutile negare, ma questi pirati moderni sono davvero pieni di chiaroscuri. Poi sì, il mistero finale magari è un po’ di quelli che ti aspettavi, ma è giusto così, e la storia, alla fine, quadra. 
Non vi dico altro. 
Vediamo se trovo qualche acquerello di quelli infilati a fine libro, che sono quanto di meglio si possa avere per darvi i colori della storia. E poi la metto via, sognando di pirati e mari lontani.

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