Poesie col fuoco dentro

Ho una Buonanotte, qui con me. L'ho trattenuta per ore, Blandita e farcita di specchi perché non fuggisse Da te. È fatta di mancanze, di melanconie, Di buio insonne fra il volto e il cuscino. Io manco quando ci sono. Con l'abbraccio ampio e caldo E la falcata

Verrò a cercare la mano.  La tua.  Con le tasche piene  Della fame dei polpastrelli. Verrò dopo la guerra Delle carni.  Dopo che il buio è saltato in faccia ai respiri.  Dopo che la musica si è lasciata alle spalle Il silenzio  Verrò.  Verrò come le puttane luride e sfatte,  Incantevoli, Dei

Sarà tardi sarà notte  E manderò una carezza impacciata a cercarti  Un seno.  Tornerà a mani vuote  Con le guance rubizze  Di un imbrunire accaldato. Un'altra verrà a cercarti  I fianchi, Sarà tardi sarà notte Ma verrà a lisciare il tronco germogliando  Ansiti e proibizioni. L'altro seno si stringerà alle dita  Come

Ti ho chiesto la bocca Per guardarti in silenzio. Affondare una mano fra i capelli E gli occhi nel cerchio  Perfetto Della faccia blu. Ti ho chiesto  Di spingere affogare ingoiare ricominciare E ho messo distanza Tra i lombi e il cuore Da non arrivarci a piedi O svegli O disarmati. Ti ho

Tutta e piccolina, Le natiche raccolte in preghiera In un palmo soltanto, Il mio; Gli occhi chiusi Per spalancarsi azzurri Come briciole di cielo Che hanno macchiato le lenzuola. E tutta E piccolina Tutta piccolina Un graffio Che attraversa correndo a perdifiato La schiena Taglia il collo Sbatte contro il lobo Umido Dell'orecchio, Dilaga in fremiti, brividi, sussulti; Si

Arriva l'estate e tu,  Stendi chilometri e chilometri di bianca illesa voluttà A separare le labbra Une dall'altre e tue Dalle mie Ruvide E meticolose. Si mostra audace il brusio dell'ape Che aveva nidificato in profondità Stremato cala il suo silenzio Sulle palpebre serrate di soavità Del fiore, Erano piovuti i baci Dall'acquazzone

Tu intenerita Dal grembo del sonno, Mi dormi addosso, Guancia scapola, Languido culmine in punta Di piedi, Il tuo fiato tiepido, Che scavalca le labbra. Tu neve. Briglia dei passi Che separano le valli Dai palpiti, Le carezze dalle forre, Senza criterio alcuno. Tu indocile, Musa sterile, Pascoli un gregge Di brividi Tra una mano e il seno.

Percorro imprudente La curva.   Presa male, Forse troppo veloce, Di sicuro troppo vicino ai contorni E al palpitare Dei muscoli.   Spalanco gli occhi in faccia al timore dello schianto.   Il palmo sfiora la pelle, appena; I muscoli tesi Il busto s'inclina

Ti cercavo le labbra con l'indice,  Non per sciogliere le catene al silenzio,  Ma per disseppellire un gemito,  Una brama confusa  Che sferza e arrossa la pelle.  E le mani cercavo,  Disegnate dentro la bocca  Capiente di un bacio,  Paonazzo, Il viso  Se mai ne hanno avuto uno Ha unghie per

Vestiamo la mano di una carezza, La mandiamo via, Vagabonda, A perdersi sulla schiena, Le abbiamo riempito le tassche di un fruscio, Che volevamo voluttuoso,  Ma che il sollievo Ci ha restituito caldo E timoroso. E con la stessa mano, Abbiamo ingravidato le labbra Di un sorriso, Di un bacio, Di uno schiudersi